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mercoledì 24 dicembre 2014

I riti del Natale e 'u Prisebbi

Presepe siciliano (prop. Bongiorno).
Di recente abbiamo raccontato le tradizioni e le origini della cona, l'edicola votiva addobbata per le festività natalizie che raccolse usanze arcaiche salvo poi disperdersi ai nostri tempi, soffocate da riti e trazioni non nostre.
Mestieranti. Particolare.
Un rito un po' più difficile da soffocare è quello del Presepe, sebbene abbia quasi del tutto perso le usanze che lo caratterizzavano.

Le origini del Presepe vuole la tradizione che fossero opera di San Francesco, che a Greccio imbastì una scena teatrale rappresentante la Natività. Si racconta che il bambinello, rappresentato da un bambolotto, preso in braccio dal santo poverello divenne agli occhi di tutti il vero Bambino Gesù. Da qui sarebbero stati poi i francescani a diffondere per il mondo l'usanza di ricostruire l'evento.
Il lavoro nei campi. Particolare.
La realtà potrebbe essere diversa e il Presepe potrebbe avere origini ben più antiche. Lo stesso nome, che significherebbe "davanti al recinto", tradirebbe il legame con le festività romane del periodo del solstizio d'inverno: come per la cona infatti, il Presepe trarrebbe le sue origini dai Saturnalia, le festività religiose di fine anno in cui si commemoravano i defunti.
Avveniva in questo periodo lo scambio di figurine in terracotta rappresentanti i propri estinti, divenuti larii (spiriti benevoli), riposti alla base dell'edicola votiva (il larario) dove veniva allestita la riproduzione di una scena bucolica e dove si offriva del cibo agli antenati. Gli antenati avrebbero ricambiato proteggendo la famiglia dalla cattiva sorte e allontanando i pericoli che l'avrebbero potuta minacciare nel nuovo anno. La traduzione cristiana dei culti romani avrebbe portato ai primi presepi, allacciandosi al culto della Natività, della cui presenza abbiamo notizia certa a partire dal II secolo.
Puddaru e nassi. Particolare.
Ma è nel 1025 che si ha la prima notizia di un presepe vero e proprio, presso l'omonima chiesa partenopea. Quello accennato nel carteggio sarebbe il più antico presepe documentato.
I primi presepi cristiani apparentemente erano piuttosto semplici e prevedevano quasi esclusivamente la mangiatoia (donde il nome) e la Sacra Famiglia e solo il tempo avrebbe riempito la scena di figure sempre più numerose. Tuttavia nel presepe napoletano appaiono figure che si vuole derivino da figure classiche, come Cicci Bacco o la meretrice che gli fa compagnia, ed esistono tradizioni che affondano le radici nei culti pagani, come per esempio i dodici mercanti che rappresentano i mesi (in realtà maggio può prevedere due venditori, marito e moglie, aumentando il numero a tredici), il che potrebbe celare una certa complessità del rituale sin dalle più antiche forme del genere.
Presepe artistico (prop. Alessi).
I presepi assunsero comunque sin da subito una valenza sacra ed erano inizialmente prerogativa delle chiese, solitamente di culto mariano. Era infatti prevista un'intera cappella dove la rappresentazione della Natività rimaneva allestita tutto l'anno (si dovrebbe all'ordine degli scolopi di Napoli l'invenzione del presepe smontabile nel 1627). Piano alla volta il presepe si sarebbe diffuso prima alle case dei nobili e in seguito anche in quelle popolane, arricchendosi di connotazioni sempre più laiche e sfumandone il valore sacro.
Il presepe siciliano, chiamato prisebbi o prisebbio, mantenne alcune tipicità delle origini arcaiche e fino a non troppo tempo fa se ne rispettava anche la valenza religiosa. Un'usanza tipica era quella di regalare figurine di pastorelli ai bambini per Natale o, nelle famiglie meno abbienti, economici calchi da stampini (che finivano per essere mancanti della parte posteriore, analogamente agli ex voto fittili seriali di età arcaica), ed i piccoli si precipitavano subito a porle nel presepe allestito; prima di inserirle nella scena rappresentata era però d'obbligo farsi il segno della croce, in quanto si stava alterando un episodio sacro. Il gesto ripercorre fedelmente quanto avveniva con i lares familiares durante i Sigillaria, le feste saturnali da cui si sarebbero attinte gran parte delle tradizioni natalizie cristiane.
'U scantatu da' stidda, Particolare.
Nottetempo erano gli adulti ad alterare la disposizione delle figurine, spostando pastorelli, magi e contadini affinché l'indomani i bambini avessero la percezione che il presepe fosse vivo; tale attività era svolta recitando litanie e facendosi ancora una volta il segno della croce, affinché l'alterazione del Presepe fosse benedetto dalla preghiera.
La notte della Vigilia si esponeva finalmente il Bambino Gesù, fino a quel momento tenuto nascosto, rappresentando così la sua nascita reale. La magia del presepe era tanto sentita che in quello napoletano esiste persino una figura, quella del pastorello dormiente chiamata Benino (il celebre canto natalizio siciliano "Susi Pasturi" sarebbe rivolto a lui), che si racconta sia lui a sognare il presepe stesso e pertanto non debba mai essere svegliato altrimenti scomparirebbe tutto.
Nel presepe siciliano appare la magica figura dello Zo' Enneru, il vecchio Gennaio, che si riscalda al focolaio e col fuoco riscalda anche il Bambin Gesù. Esso incarna lo spirito dell'anno morente che cede il passo al sole nuovo, il Sol Invictus che nasceva nel solstizio d'inverno. Esiste anche la figura di interazione tra gli avvenimenti del presepe e la dimensione del reale: lo Scantatu o Spaventatu da' Stidda. La tradizione vuole che un pastore fu svegliato dal bagliore della cometa e che fu costui a indicare la via ai Re Magi; nella tradizione siciliana questo pastorello, abbacinato e intimorito indica sì la cometa, ma per gli spettatori del presepe, verso cui si agita.
Chiesa ipogea di Santa Maria di Betlemme, Catania.
La tradizione siciliana è dunque anch'essa antica e ricca di sacralità storicizzata. La più antica traccia di culto della Natività pervenuta si trova a Catania, nel cuore della fiera, al di sotto di una chiesupola abbastanza anonima e semi-offuscata da certa pessima edilizia novecentesca. Si tratta della chiesa ipogea di Santa Maria alle Grotte, già Santa Maria di Betlemme, cui si accede da una scaletta al centro della navata di San Gaetano La Grotta. Il piccolo e raccolto ambiente tradisce una origine paleocristiana nella presenza di elementi caratteristici come l'arcosolio, la falsa finestra, tracce dell'iconostasi e la vasca battesimale dove si effettuava il battesimo per immersione. Sopra l'altare tracce labili di affreschi che si daterebbero a poco oltre il 262 rappresentano la Madonna col Bambino, mentre lungo la scala scene di ambienti agresti e figure di pastorelli confermano il legame tra questa chiesa e il culto del Presepe.
Affresco della Natività, Particolare.
In Sicilia le rappresentazioni tridimensionali però erano eseguite con materiali deperibili (legno, cera), così sono rarissimi i resti dei più antichi presepi. Le opere pervenute sono certamente quelle in materiale non facilmente deperibile, come le pietre dure. Apparterrebbe alla fine del Trecento l'Adorazione dei Pastori (nota come Lunetta Berlon) presso la chiesa di Santa Maria di Betlemme a Modica che pur trattandosi del bassorilievo della lunetta di un perduto portale testimonia la venerazione della Natività verso la fine del Medioevo. Viene datata al 1494 la più antica Natività certa pervenuta, opera marmorea di Andrea Mancino per la chiesa dell'Annunziata a Termini Imerese e appartenente al filone gaginesco.
Pastorello. Particolare.
Al 1576 è datato il presepe della San Bartolomeo di Scicli, di scuola napoletana. Nel XVII secolo si diffonde il presepe in miniatura entro teche di vetro (Scaffalate). Questo accorgimento ha permesso ad alcuni artistici presepi delicati di sopravvivere al tempo: i materiali sono legno, cera e stoffa per i personaggi, pietra e materiale organico per i paesaggi, impreziositi dall'aggiunta di elementi in avorio, oro, argento e pietre preziose. La più vasta raccolta di presepi in teca si deve ad Antonino Uccello ed è visitabile nel museo intitolatogli a Palazzolo Acreide. Nella ceroplastica va ricordato tra gli artisti più talentuosi l'abate siracusano Gaetano Zummo, più famoso per le inquietanti riproduzioni sul tema della peste, che per le sue opere presepali.

Scaffalata nella Casa-Museo Antonino Uccello.
Il XVIII secolo è il periodo di maggior specializzazione dei maestri presepari: accanto alle opere tradizionali in legno e cera, si sviluppano opere in materiali preziosi. Tra i più delicati e preziosi spiccano i presepi in corallo, magnifiche opere di bottega trapanese del XVIII secolo, in cui gli stessi personaggi sono scolpiti nel prezioso materiale ed è al Museo Pepoli di Trapani la più vasta collezione di tali presepi, dove sono esposte opere di bottega del maestro Giuseppe Tipa e famiglia.
Ma la committenza non era solo quella nobile e ricca, così si diffondono anche i presepi in materiali più umili, ma ugualmente di elevata fattura, come la tecnica del "tela e colla" attribuita al trapanese Giovanni Matera, costituente nell'applicare sulle figurine in legno semplici frammenti di stoffa fissandoli con colla e gesso, imitando così le vesti. Al Matera si ispirò Giacomo Bongiovanni, maestro di Caltagirone, che seppe riprodurre la delicatezza della stoffa con l'argilla, lavorata con maestria fino ad ottenere sottilissime vesti da applicare sulle figure nude. Assieme alla bottega di Bongiovanni si aprì quella del nipote Giuseppe Vaccaro, le quali dettarono l'arte popolare siciliana della fine del Settecento portandola nel nuovo secolo, al punto da imporre il titolo di "città dei Presepi" alla nativa Caltagirone.
Il solachianello di Giacomo Bongiovanni (FONTE).
Uno dei più celebri presepi, infine, è quello settecentesco allestito perennemente nella grotta della cappella della Madonna dei Raccomandati di Acireale (oggi Madonna delle Neve), ad opera di padre Mariano Valerio che nel 1741 si rifugiò nella spelonca insieme ad alcuni confratelli a seguito di un improvviso acquazzone. Undici anni dopo il presepe si poté inaugurare, mentre fu arricchito ulteriormente nel 1812. Il tempo di realizzazione fu tanto lungo a causa dei dettagli e delle rifiniture, interamente artigianali, dei personaggi, realizzati a grandezza reale con un'anima di paglia e ferro, volti e mani in cera, abiti di stoffa e veri capelli.
Presepe settecentesco, Acireale (FONTE).
Il presepe siciliano ha quindi una ricca varietà di stili e di forme, nobili e ricercati nel Settecento, dovuta ad una antica e mai studiata origine, conosce anche artisti di gran fama che si cimentarono nella produzione delle figure presepali.
Re Magio. Particolare (FONTE).
Il mantenimento di usanze e rituali apparentemente derivate dalle Sigillaria è un indice di notevole arcaicità della tradizione, che trova nei lares familiares il diretto riferimento, esattamente per come avvenne con le cone. E il legame tra le due forme di culto natalizio non si esaurisce qui: era usanza infatti circondare di cibo anche il prisebbi, nonché recitarvi novene e cantarvi nannareddi (ninne nanne per il Bambino Gesù) e cori natalizi. Usanze sostituite dai CD pre-registrati che suonano sempre più spesso melodie in lingua inglese piuttosto che tratte dal ricchissimo repertorio siciliano, nonostante l'elevata qualità musicale di alcuni brani tra i più poetici prodotti dalla tradizione popolare.

video
Fa' la 'o, canto popolare natalizio di anonimo, eseguito dal Duo Triquetra (2014).

4 commenti:

Tullio Pane ha detto...

Bravo Archeo, sempre completo nella tua documentazione con i riferimenti storici!

marianna-a ha detto...

Una documentazione completa e molto interessante ! Complimenti ad Archeo !

Archeo ha detto...

Tullio Pane, Marianna-A,

Grazie

Sono lieto che l'articolo sia stato di Vostro interesse!

Auguri di Buon Natale, Kalà Christoùgenna!

Archeo ha detto...

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio:

Molto bella l'articolata storia del presepe; ma non ho capito la sua etimologia; deriva: a) "davanti un recinto" ? b) mangiatoia. Inoltre vorrei aggiungere: un altro termine dialettale siciliano che è quello di Casebbio. Ed ancora il pastorello Gennaio è chiamato Innaru, non Ennaru.
Saluti.
Salvatore Arcidiacono

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