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giovedì 13 dicembre 2012

Il sepolcro di Euplio


A Catania non esiste santo meno noto di Euplio.
Il nome Euplio è talmente poco diffuso che persino il correttore automatico del programma con cui scriviamo questo articolo fatica a comprendere, suggerendo Suplizio, Duplico o Metanauplio.
Ora, dateci pure degli ignoranti, ma davvero fatichiamo noi a capire Metanauplio cosa significhi, ma soprattutto dove stia il nesso con Euplio.
Euplio, dicevamo, fu un santo la cui sfortuna non si palesò tanto ai tempi del suo martirio – anzi, pare che egli accettò di buon grado il Supplizio poiché nei Vangeli sta scritto che “Beati sono coloro i quali soffrono persecuzione per la giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli” – quanto piuttosto negli anni recenti, dalla seconda metà del XIX secolo forse, ma certamente a partire dal secondo dopoguerra.
S. Euplio interrogato da Calvisano, Bernardino Nocchi.
Bozzetto per il San Nicola l'Arena, esposto al Museo Civico.
(C) SIMUV - Museo Civico al Castello Ursino
Ci piacerebbe approfondire ogni singola storia legata a questo santo, patrono insieme ad Agata della città di Catania, ma vista la mole di informazioni che ne scaturirebbe, forse davvero eccessiva, ci riserviamo per la stesura di prossimi articoli ciò che non tratteremo in questa sessione.
Con questo contributo vogliamo piuttosto far luce su un piccolo ambiente che dà il nome ad una strada della città. Parliamo della estinta chiesa di Sant'Euplio fuori le mura, un piccolo edificio di culto, sorto nel luogo in cui la tradizione identificava il luogo di prigionia del giovane evangelista.

Dagli atti che la tradizione ci tramanda scopriamo che Euplio fu processato il 29 aprile 304 in secretario, ossia in privato. Dopo il processo la sua persona venne condotta in prigionia. La tradizione vuole che il luogo di costrizione del martire nei tre mesi che seguirono non fosse lontano dal sito in cui vide prigioniera Agata, nella località chiamata Fosse, a nord dell'Anfiteatro, quella che oggi corrisponde più o meno a via Sant'Euplio. Il nome in antico non era casuale: questa strada era evidentemente la via mortuaria, strada in cui si manteneva il ricordo delle 'fosse' (le tombe) greche e romane che solo con gli scavi del XIX e XX secolo videro la luce.
Il Monte dei Pegni di Sant'Agata, su via S. Euplio, già Strada delle Fosse.
Nel realizzarne le fondamenta venne alla luce un piccolo sepolcreto.
Il presunto carcere di Euplio non si discostava dalle altre, trattandosi quasi certamente di un sepolcro, tuttavia l'adattamento a chiesa ipogea e la costante frequentazione in antico ci proibisce di trovare tracce delle fasi più antiche e di confermare tale suggestione. Qui sorse un tempio paleocristiano méta di pellegrinaggi, ampliato nel XIII secolo da una seconda chiesa, testimoniata indirettamente da un documento del Conte di Leontini. Questa nel 1548 venne ricostruita in gusto rinascimentale, dedicata a Sant'Antonio Abate (il legame tra Antonio ed Euplio, approfondiremo in seguito, non si limita a questo caso) e cinquanta anni più tardi ceduta ai frati Cappuccini, per poi passare nel 1606 ai Francescani.
Accesso alla cripta del Santo Euplio.
Il sito fu meta di importanti pellegrinaggi anche da altre parti d'Italia.
Il tempio non ebbe molta fortuna: sebbene non pare che abbia subito danni gravi dal sisma del 1693, giorno 8 luglio 1943 venne colpito in pieno da una bomba degli Alleati. Si dice che gli alleati colpissero volontariamente le chiese, per impedire che la cittadinanza – militare, ma anche civile – si potesse lì riunire in attesa del cessato allarme. Quale che fosse la situazione, la povera chiesa non ebbe a superarne l'attacco e di essa rimasero solo le macerie. Dal 29 gennaio del 1978 i resti della chiesa, ornati da dodici formelle rappresentanti gli Apostoli originariamente destinate al Cimitero Monumentale cittadino, divennero sacrario dei martiri cristiani e delle vittime civili di tutte le guerre.
Lato settentrionale dei ruderi. A sinistra la lapide che ricorda l'uso a sacrario del tempio, al centro un moderno bassorilievo raffigurante Euplio e un Angelo, in basso l'accesso alla cripta.
Ci racconta il Rasà Napoli (Guida alle chiese di Catania) che l'interno movimentato da semicolonne corinzie era riccamente decorato da affreschi rappresentanti i Santi Euplio e Antonio sull'altare maggiore e sulle due cappelle laterali. La facciata sulla strada delle Fosse era in pietra calcarea e decorata solo dagli elementi simbolici di Euplio: una mitra, un vangelo aperto e un campanello.
Planimetria della chiesa di Sant'Euplio di S. Ittar (Pianta Topografica della Città di Catania, 1833, particolare).
Si affaccia sulla Strada de' Fossi, a sud l'ospedale di San Marco (Palazzo del Tezzano) e la planimetria (ipotetica) dell'Anfiteatro, a ovest gli orti dei Cappuccini. Il tratto in puntinato sono le mura civiche, forse quelle del 1672.
La piccola cripta romana, costituita da un unico ambiente bipartito, stretto e senza luci il cui unico accesso è costituito da una scaletta, venne decorato da affreschi: un tempo secondo il D'Arcangelo vi si vedeva l'immagine di Euplio e dell'allora vescovo Serapione. Conserva, questa cripta, l'originale altare paleocristiano costituito da un capitello romano su cui poggia la mensola del messale.
Sulle pareti si affacciano piccole nicchie, forse un tempo ospitanti vasi canopi, come l'analogo colombario romano sito sotto la chiesa di Santa Maria della Mecca (odierna cappella dell'Ospedale G. Garibaldi). Nel 1663 si ampliò l'accesso alla cripta dalla chiesa superiore eliminandone la botola che ne ostruiva il passaggio; in questi lavori si rinvenne l'antica scala d'accesso di età romana, risparmiata e mantenuta. Fu il bombardamento del '43 a danneggiarla, in seguito.
Resti della chiesa superiore di Sant'Euplio.
L'aspetto neoclassico le fu dato dopo il sisma del 1848.
Il piccolo ambiente e i ruderi della chiesa superiore (costituiti dalle pareti settentrionale e orientale) annualmente venivano aperti in occasione dei festeggiamenti in onore al Santo, il 12 di agosto, per celebrarvi la Messa e permettere il mantenimento della tradizionale ed antica processione in memoria del Santo, interrotta solo nel 1169 e nel 1693 a seguito dei rispettivi disastrosi terremoti.
Presbiterio della chiesa. La parete è stata decorata dai 12 Apostoli.
In basso sono in ferro battuto la tavola del messale e le sedie per la Messa.
Tuttavia la memoria è breve e gli anni odierni sono difficili per la religiosità comunitaria. Così il Santo, che è patrono della città, finisce dimenticato dalla sua stessa comunità, quella che egli contribuì ad evangelizzare secoli addietro, in nome di una dilagante dimenticanza della memoria civica e religiosa.
Così, nell'indifferenza generale, viene a mancare l'unico custode che aveva le chiavi del monumento, un impiegato comunale devoto ad Euplio, e da qualche tempo le messe in onore al Santo non si celebrano più, non si procede più per la storica processione devozionale, non si visita la cripta, forse prigione e già sepolcro. Un sepolcro che diventa quasi simbolicamente la proverbiale pietra da mettere sopra, un modo per lasciarsi alle spalle un passato di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli.

La struttura sotterranea, un ambiente ipogeo di epoca romana, è da considerarsi a tutti gli effetti un bene archeologico cittadino e come tale sarebbe destinato a rientrare nell'elenco dei beni tutelati costituenti il Parco Archeologico di Catania.
Si potrebbe persino ipotizzare di mantenerlo aperto e visitabile grazie ai custodi del vicino sito archeologico costituente la voragine in piazza Stesicoro: l'unico costo sarebbe la realizzazione di un cartello in cui far presente che per l'apertura ci si debba rivolgere al personale dell'Anfiteatro, tuttalpiù un secondo cartello più modesto alla guardiola del medesimo in cui si rende presente la possibilità di apertura della cripta di Sant'Euplio.

Ci domandiamo pertanto se non possa questo piccolo accorgimento permettere un omaggio dovuto ad un Santo estremamente paziente, un po' sfortunato, ma di elevata e profonda devozione per Dio e per la sua stessa città da cui, forse, dovremmo imparare un po' tutti.

2 commenti:

Aleandroct ha detto...

Complimenti per l'articolo, è davvero un peccato essendo catanese non riuscire a visitare un pezzo così storico della mia città. Mah, speriamo per il futuro

Archeo ha detto...

Gentilissimo Aleandroct,
Grazie per l'interesse e per il graditissimo apprezzamento.
Nel nostro piccolo, attraverso le opere di divulgazione, speriamo sempre di accendere piccole luci su luoghi importanti e interessanti del nostro territorio.
Auguriamo a Lei e a noi stessi la possibilità di libero accesso a quest'altro angolo della città, tanto bello quanto dimenticato.
Cordiali saluti, Archeo

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