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domenica 7 ottobre 2012

Scoprendo l'Orologio Solare di Salvatore Franco

Horologium Solarium Catanensium.
Le scritte del bordo superiore non sono state ricostruite in quanto non entranti nello spazio.

Catania, racconta Plutarco nelle Vite di Marcello, possedeva una mirabile meridiana che il console Messalla portò con sé a Roma col sacco della conquista. L'interesse per la gnomonica, la scienza dei quadranti solari, ha nella città etnea quindi un'origine piuttosto antica, tuttavia in città non sono rimasti manufatti più antichi del XIX secolo e, in numero, non sono molti. Tra essi spicca certamente la splendida Meridiana dei Benedettini, opera di notevole pregio di Sartorius e Peters, astronomi conosciutisi ad Acireale dove inaugurarono un'altra pregevole opera.

Lo gnomone (in parte ricostruito) riproduce la forma del disco solare.

Ma non tutti ricordano un quadrante in marmo, mancante della sua metà destra, esposto per anni nel cortile del Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio di Catania. Questo quadrante, piuttosto articolato, è opera firmata del sacerdote Salvatore Franco, il geniale Autore del calendario perpetuo che vinse alla Esposizione Universale di Parigi, commissionata, come si legge dall'incisione sulla lastra marmorea, da mons. Antonino Caff. Di questo quadrante è nota soltanto l'ubicazione originaria, mentre l'anno e il motivo che spinse alla sua realizzazione sono ignoti. Originariamente posto all'interno del cortile dell'Arcivescovato, forse appeso su una parete liscia, venne probabilmente asportato durante la realizzazione del nuovo corpo di fabbrica che ne precluse un corretto funzionamento. Abbandonata quindi per anni nel cortile del Palazzo degli Elefanti, fu ritrovata in pessime condizioni da Michele Trobia, un appassionato di gnomonica interessato al suo restauro e al ripristino. Dopo diversi anni di tribolazioni e di difficoltà incontrate - nel reperire tutti i pezzi mancanti, ma anche nelle procedure burocratiche dilatatesi nel frattempo a causa del cambio di vescovo - il Trobia riuscì finalmente a vedere coronato il suo sogno il 15 maggio di quest'anno, riportando alla sua originaria allocazione il quadrante restaurato dal Laboratorio di Conservazione dei BBCC "Calvagna" di Aci S. Antonio.

L'ombra dello gnomone.
Erano le ore solari 11:32.

L'opera, degna del suo realizzatore, è in grado di fornire informazioni dettagliate e di pubblica utilità per il periodo in cui venne realizzata. L'ombra dello gnomone, la riproduzione del disco solare a sette raggi fiammati, viene proiettata sulla superficie su cui sono indicate le ore (dalle 6:00 alle 18:00 in numeri latini e arabi), le mezze ore, i quarti d'ora, le lemniscate (ossia le ellittiche "ad otto") che calcolano il tempo medio locale di Palermo. Queste ultime erano necessarie in quanto con la realizzazione delle prime ferrovie gli orari locali iniziarono a confrontarsi con quelli delle altre località, spesso alterando i tempi di attesa dei mezzi su rotaia. A questo proposito il nascente Regno d'Italia indicò nel meridiano di Roma l'ora legale per la penisola, mentre la Sicilia e la Sardegna adottarono i meridiani dei rispettivi capoluoghi. In Sicilia si usò il meridiano di Palermo fino al 1893, distante 6' 28'' dal meridiano catanese. Pertanto la realizzazione del quadrante di Salvatore Franco si colloca antecedentemente a tale data, forse nel biennio 1888-1890.
Ma le sorprese non sono finite. La lemniscata palermitana del mezzogiorno presenta lungo i bordi la rappresentazione dei segni zodiacali, mentre ai lati dell'arco dell'orologio solare, legate da una retta che indica  sul quadrante la retta degli equinozi (pertanto in grado di segnare anche l'inizio delle principali festività mobili cristiane), sono due piccole meridiane a lemniscata, in grado di fornire ulteriori dati: a destra una molto semplice segna gli equinozi e una data - il 18 marzo - probabilmente una ricorrenza cara al m. Caff; a sinistra una più completa segna tutti mesi dell'anno.

La posizione scelta per il quadrante dell'orologio,
sulla parete sud degli edifici che cingono a settentrione il cortile dell'Arcivescovato.

Per assurdo un'opera tanto bella, tanto importante e dai natali così illustri, si trova ancora priva di una doverosa segnalazione, mancando indicazioni, pannelli didattici o altre informazioni per la conoscenza del manufatto; inoltre è impossibile poterne gustare il completo funzionamento quando è in vigore l'ora legale, in quanto l'Arcivescovato chiude alle 12:30 che, in ora solare, equivalgono alle 11:30, così che per poter apprezzare l'uso delle piccole meridiane - funzionanti solo nel mezzogiorno - bisognerebbe ammirare il quadrante quando è in vigore l'ora solare.

Ringrazio Michele Trobia per l'attenta analisi dello strumento, Giuseppe Sperlinga per avermi fatto conoscere quest'opera, il compianto Luigi Prestinenza e la gentilissima sorella per avermi prestato la relazione finale degli studi di Trobia. E don Salvatore Franco per le sue opere, degne del suo genio.

2 commenti:

Archeo ha detto...

Sempre per assurdo... quando in Cattedrale si svolge la messa e le domeniche mattina il cortile dell'Arcivescovato - un luogo di notevole interesse e importanza storico-architettonica (qui si può ammirare l'archeggiato continuo delle absidi normanne del Duomo, il più antico in Sicilia, per esempio) - rimane chiuso. Quest'opera, restituita alla collettività... rimane ad essa nascosta, celata, impossibile ad ammirarsi, a causa di una pessima, fallace, ottusa gestione dei beni da parte di una curia non proprio tra le più oneste (ricordo a tutti che hanno abusivamente occupato le Terme Achilleane per il quale pretendono il pagamento di un biglietto intascandone il ricavato... e la cura e la manutenzione sono a spese del cittadino!!!).

Archeo ha detto...

Proprio questa domenica accompagnavo un gruppo di soci alla scoperta del lato nascosto della Cattedrale. Dal portone - CHIUSO - è fuoriuscito un panciuto parrino degno dei racconti ottocenteschi a cui abbiamo chiesto la cortesia di poter visitare il cortile. Se ne è andato senza nemmeno ascoltarci, sempre col sorriso altezzoso stampato in faccia.

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